Il cubo Olografico (storia di Gilla)

Il cubo Olografico (storia di Gilla)
A passage from the story: 

Seduta su un divano, piedi scalzi appoggiati sopra  un cuscino, una tazza di caffè forte tra le due mani riunite a coppa, con lo sguardo fisso allo specchio dell’armadio di fronte, Gilla si sforzava di pensare e riflettere, riflettere e pensare, senza cavarne un ragno dal buco. La stanza del suo piccolo appartamento, i cui particolari erano visibili nell’immagine riflessa dallo specchio dell’armadio, gli serviva da studio e da salotto insieme. Non era una bellissima stanza, anche perché Gilla l’aveva addobbata con tempo e fatica visto l’esiguo stipendio e l’assenza di aiuti. In effetti lei se n’era andata di casa senza la benedizione della famiglia e aveva dovuto, ma anche voluto, fare tutto da sola.

La giovane diede uno stanco sguardo d’insieme alla stanza: la carta da parati, decorata “a fantasia”, non aveva niente di fantasioso da offrire a chi la vedeva tutti i giorni, solo fiori stampati e disposti simmetricamente di un color rosa – noia, offuscato per giunta dall’usura del tempo. I quadri appesi alle pareti erano semplici riproduzioni di pitture famose, Modigliani, Goya, Picasso. I mobili erano per lo più comprati d’occasione anche se non mancavano di buon gusto. Faceva eccezione una credenza Liberty ereditata dalla nonna: una struttura in mogano di inizio ‘900,  cui Gilla teneva moltissimo, più per ragioni affettive che per l’effettivo valore di mercato del mobile.

Mia, la gatta soriana di casa, aggiungeva una nota di vita ad un ambiente che Gilla trovava notevolmente insipido.

Non che fosse del tutto colpa sua: l’unico appartamento che era riuscita a rimediare, dopo mesi di inutile ricerca, era in parte ammobiliato. Anche se le tre stanze che lo componevano portavano il segno della sua autonomia, lei non l’aveva mai percepito come veramente suo ed aveva evitato di personalizzarlo troppo in attesa di una nuova e più bella casa che, però, non aveva mai avuto la forza di cercare, né adeguate finanze per sostenerne il costo relativo. La giovane indugiò lo sguardo su oggetti e suppellettili e sui particolari della realtà familiare come chi, avendo subito un forte shock, ne rimuove la consapevolezza per qualche istante concentrandosi sulle piccole amenità del quotidiano.

 

La ragazza sospirò, trangugiò l’ultimo sorso di liquido color inchiostro, ormai freddo, chiedendosi infine se quanto le era successo era l’effetto di un incubo, di allucinazioni o di un collasso nervoso.

Nel sogno, svenimento  o qualunque cosa fosse stata, c’entrava anche il cubo olografico, ma non riusciva a ricordare o a capire in che modo. 

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Author or Authors:
Name Surname E-mail Role in the creation of the story
Giuseppe Casucci g.casucci@uil.it Author
Languages: 
Italian
Summary: 

 

Alla fermata dell’autobus a Roma, una ragazza aspetta inutilmente l’autobus e sogna un effetto moviola su di un mezzo in arrivo dal lato opposto. Un uomo le vende un generatore di ologrammi e da lì comincia l’incubo di Gilla. Il cubo olografico interviene sul movimento del tempo, rallentandolo, fermandolo o accelerandolo semplicemente premendo dei tasti, o è nella testa di Gilla che tutto ciò accade? L’effetto moviola sulla realtà però è così permeante che la ragazza vive differenti piani di realtà che si intersecano tra di loro. I medici non capiscono, gli psichiatri ancora meno, ma l’effetto del generatore di ologrammi c’è comunque sul tasso di invecchiamento della persona che lo possiede.

Come uscire da questo incubo? Distruggere il cubo olografico o andare all’origine e scegliere un diverso tracciato temporale?

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Unique author
Type of narrative: 
Autobiographical or biographical text
Why is this story important to you: 

La storia mette a confronto la realtà come uno la percepisce e differenti possibili alternative. Quello che vediamo è esattamente quello che vede il nostro prossimo? E lo scorrere del tempo  segue un unico percorso immutabile, o vi sono miliardi di tracciati temporali alternativi? L’unica realtà certa è il cattivo funzionamento del trasporto pubblico a Roma? 

Why did you decide to participate in this award? What are your expectations?: 

Misurarsi sul piano della scrittura creativa

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No